Pagano (Lega): “Esecutivo Gentiloni nato da utero in affitto”. Ma è davvero un’offesa?

“Il primo caso di governo nato con la pratica dell’utero in affitto applicata alla politica. Tanti padri, da Renzi a Napolitano, incendi-alessandro-paganoche senza averne legittimità continuano a prevaricare sul popolo, a privare i cittadini di avere un governo eletto pur di rimanere incollati ai posti di comando”. E’ con queste parole che il parlamentare della Lega Alessandro Pagano  ha commentato la formazione del governo guidato da Paolo Gentiloni. Un governo nato non dal suo genitore naturale (il premier incaricato), bensì da un surrogato, cioè da Matteo Renzi. Ma di chi è, allora, l’utero? Tralasciando l’imperfezione nell’utilizzo della metafora, è lecito interrogarsi sull’accezione negativa attribuitale dall’onorevole Pagano.

Il termine “utero in affitto” o, più correttamente, “gestazione per altri“, indica una pratica che permette a chiunque di avere un figlio attraverso una donna volontaria, la quale porta avanti la maternità solo fino al parto. Si rivolge a single, coppie eterosessuali che non riescono ad avere figli o a coppie omosessuali. In tal caso è necessario un ulteriore donatore (di seme o di ovuli), poiché la donna volontaria non deve utilizzare il proprio patrimonio genetico (dato che non sarà madre biologica del nascituro). Oggi è praticabile in Stati Uniti, Canada, Ucraina, Russia, India e in altri paesi minori. In Italia, invece, è vietata dalla legge 40 del 2004, che regola anche la procreazione assistita.

Negli ultimi anni il dibattito sulla gestazione per altri si è fatto sempre più acceso. Di poche settimane fa è la bocciatura, da parte del Consiglio Europeo, del rapporto De Sutter con cui si proponeva l’avvio di un iter di legalizzazione di tale pratica in tutti i paesi membri. Se il mondo cattolico è totalmente ostile a ogni forma di maternità surrogata, sono diverse le posizioni rintracciabili fra i partiti di sinistra, le associazioni, la vasta platea di opinioni delle femministe. A tal proposito ha suscitato scalpore la dura presa di posizione da parte delle donne di Se non ora quando. La gestazione per altri viene definita una “mercificazione della maternità”, perché riduce il corpo della donna a oggetto e ne mette in vendita il frutto. Una pratica, dunque, da respingere in favore della sacralità del rapporto madre-figlio.

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E’ opportuno chiedersi, però, se sia corretto vietare in modo assoluto la gestazione per altri, privando in tal modo la donna della libertà di fare ciò che vuole con il proprio corpo. E’ vero, la volontarietà della madre non è sempre garantita. Possono verificarsi abusi, scambi commerciali, mercificazioni. Ma ciò avviene in tanti contesti della società, non solo con la gestazione per altri. Allora perché vietarla in toto? Quando una donna sceglie liberamente di partorire un figlio per chi un figlio non può o non riesce ad averlo, è una scelta esclusivamente sua. Un diritto che non può essere limitato dall’esterno. Allo stesso modo, il desiderio altrui di avere un figlio non può essere valutato a priori o squalificato come “eccessivo”. Un desiderio rimane un desiderio, che spetta al singolo valutare dal punto di vista etico e sociale. Non è di certo un compito della politica stabilire cosa sia giusto o sbagliato desiderare. Proprio la politica fa spesso un uso dispregiativo della maternità surrogata, come testimoniato dalle parole dell’onorevole Pagano. Ma siamo sicuri che definire il governo Gentiloni un parto derivante da utero in affitto sia davvero un’offesa?

* Primo esperimento di guest blogging oggi su La Bioetica Domata. Autore dell’articolo è Marco Procopio, che a sua volta cura un blog personale (Bella Storia) di buone notizie.

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