L’Inghilterra non è un Paese per disabili: la battaglia di Lord Shinkwin

Non siamo tutti uguali davanti alla legge, nemmeno prima di nascere. Non in Inghilterra, perlomeno. A crederlo è Lord Kevin Joseph Maximilian Shinkwin, rappresentante conservatore alla Camera dei Lord, che da tempo si batte per modificare l’Abortion Act britannico del 1967. Nel regno di Elisabetta II l’aborto è consentito, in condizioni normali, entro la ventiquattresima settimana di gravidanza. Se esami medici riscontrano «Un rischio sostanziale che se il bambino nascesse sarebbe affetto da anomalie fisiche o psichiche tali da renderlo seriamente handicappato», però, si può procedere all’aborto anche il giorno prima del parto. Questa possibilità rientra all’interno dei casi di interruzione volontaria della gravidanza catalogati come terapeutici, ma rischia di legittimare e favorire un processo di selezione eugenetica. Le ultime statistiche pubblicate dal Dipartimento della Salute britannico dicono che lo scorso anno, tra Inghilterra e Galles, 3213 feti son stati abortiti dopo una diagnosi di disabilità: 923 in più rispetto al 2010.

Delle oltre tremiladuecento interruzioni volontarie di gravidanza nel 2015 inglese, spiccano le 689 praticate su feti affetti da sindrome di Down. Il 37% degli aborti per disabilità seguono diagnosi di anomalie cromosomiche. I casi di aborto oltre il sesto mese di gravidanza raggiungono quota 230. Undici aborti sono stati richiesti su feti con labbro leporino, una patologia curabile con interventi chirurgici ormai diffusi e facilmente accessibili.

lord-shinkwin«Dov’è la giustizia, la coerenza e il principio di uguaglianza in una legge del genere? Cosa succederebbe se simili distinzioni di trattamento fossero applicate al colore della pelle o all’orientamento sessuale?» ha chiesto recentemente ai suoi colleghi deputati il Barone di Shinkwin, quarantacinquenne che convive in prima persona con una forma di osteogenesi imperfetta. Non si tratta di rifiutare tout court la possibilità di abortire, si tratta piuttosto di garantire le stesse regole per tutti i potenziali neonati coinvolti. Lord Shinkwin rifiuta la discriminazione dei feti ‘anomali’, ma vuole tenersi altrettanto lontano da forme di paternalismo o pietismo. Anche chi è disabile può esser pieno di talento. Per questo «Si deve chiedere ai giovani con handicap di dare il massimo e, quando possono, di puntare all’eccellenza», ha concluso. Prima, però, bisogna permettere loro di nascere.

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